Leonardo Bellisario - miodottore.it

Faremmo tutti a meno dell’ansia se si potesse. Ma la preoccupazione e l’ansia sono reazioni spontanee alla nostra voglia di vivere; rappresentano un modo naturale di adattamento all’ambiente e, quindi, di cambiamento. Preoccuparsi per qualcosa significa che quello che stiamo per fare è importante, nuovo, o entrambe le cose. Proviamo ansia quando ci mettiamo alla guida per la prima volta, o quando ci nasce un figlio o stiamo per cambiare casa, lavoro, amicizie.
L’ansia “sana” è quella che può aiutare la nostra vita ad essere migliore. Ma se fosse solo una cosa buona tante persone non ne soffrirebbero, e anche se a volte è utile preoccuparsi, lo è meno preoccuparsi sempre. Alcune persone, in effetti, vivono in una condizione permanente di disagio per la paura che qualcosa di brutto, di non ben definito, vago ma spaventoso possa accadere. Queste persone soffrono di ansia generalizzata (DAG).
Tra i sintomi più comuni del disturbo troviamo: preoccupazione cronica ed eccessiva per problemi relativi a diversi ambiti nella propria vita (salute, denaro, lavoro, famiglia), irrequietezza ed incapacità a rilassarsi per la maggior parte del tempo (giorno e notte), debolezza, tremore alle mani, sensazione di svenimento, sudorazione eccessiva, frequente bisogno di urinare, ma anche difficoltà di concentrazione e/o di memoria.
Non solo: chi soffre di DAG rimugina. Tantissimo.
Rimuginare significa pensare continuamente al modo per impedire che si verifichino problemi che ancora non ci sono.
Il rimuginio continuo è una strategia utile ad abbassare l’ansia perchè dà l’illusione di potersi preparare ad ogni evenienza, cercando di prevedere ogni variabile. Ma è una strategia perdente prima di tutto perchè l’abbassamento dell’ansia è solo momentaneo e poi perchè pensare e ripensare continuamente, senza un attimo di tregua, stanca mentalmente. Oltre a questo, cercare di prevedere tutte, ma proprie tutte le possibilità prima di fare qualcosa, nel tentativo di annullare l’incertezza e gli imprevisti, costringe a rimandare all’infinito quello che si vorrebbe fare, impedendo il cambiamento. Il risultato finale di tutto questo è che la soluzione diventa il problema: l’ansia non sparisce ma finisce per riorganizzarsi attorno ad un’altra paura: quella di non riuscire a smettere più di preoccuparsi. Ed è proprio la percezione che la preoccupazione sia razionalmente eccessiva ed incontrollabile che differenzia il rimuginio del DAG da quello presente in altri disturbi d’ansia. Ecco perchè chi soffre di ansia in generale e di DAG in particolare, finisce con il privarsi di tutta una serie di esperienze (prima fra tutte quella interpersonale) che rappresentano fonti di emozioni positive.
E allora, le ricadute sulla vita di tutti i giorni possono essere significative: bassa autostima, bassa percezione di autoefficacia, depressione, ed abuso di farmaci o alcol per far fronte all’abbassamento del livello dell’ umore, ritiro sociale.

Il trattamento cognitivo comportamentale
Il trattamento di un disturbo cosi complesso non può prescindere da un’accurato assessment iniziale: è necessario conoscere a fondo le componenti del disturbo per poterlo combattere.
E le componenti del DAG sono numerose e si intrecciano tra loro: il modo particolare di pensare, pessimista o ottimista, può fare la differenza. Ma anche le convinzioni su se stessi, sugli altri o su come dovrebbe “andare” il mondo, può farlo. Chi è pessimista di natura, ad esempio, ed è convinto per propria formazione personale che nella vita non debba esserci incertezza e che tutto debba essere prevedibile, valuterà un disastro da evitare nella maniera più assoluta tutto ciò che non è stato previsto. Oppure, chi si trovi ad avere un pensiero orientato al pessimismo ed alla negatività ed una convinzione profonda di essere incapace ad affrontare situazioni che non ha mai incontrato prima, preferirà evitarle, rinunciando alla possibilità di mettersi alla prova e di cambiare.
Il disturbo d’ansia generalizzata è un disturbo che prospera sulla paura, se ne nutre e l’alimenta attraverso l’evitamento di tutte le situazioni che non rientrano sotto il totale controllo della persona.
La terapia Cognitivo Comportamentale ha come obiettivo quello di aiutare il paziente a sviluppare le abilità necessarie per affrontare le sue paure; aiuta le persone che interpretano la realtà in maniera non obiettiva, ma negativa e pessimista, a liberarsi dai condizionamenti e recuperare il benessere e la serenità attraverso cambiamenti efficaci.
Il terapeuta cognitivo comportamentale aiuta il paziente a distinguere tra le “urgenze” effettive ed i problemi che hanno una scarsa probabilità di verificarsi, ad aumentare le abilità di risoluzione dei problemi, ad aumentare il senso di sicurezza in se stessi e la fiducia nelle proprie capacità attraverso la messa alla prova, “evitando di evitare” ed aumentando la tolleranza all’incertezza.

Le ricerche sperimentali confermano il dato secondo il quale la terapia cognitivo comportamentale è efficace nel trattamento del DAG; gli studi di Gale & Oakely-Browne (2000) ad esempio, ma ancora prima Durham e Allan (1993), Butler e Booth (1991), concordano sul fatto che la terapia cogntivo comportamentale rappresenti il trattamento più indicato per il DAG e la sua efficacia non diminuisce se al trattamento psicoterapeutico si affianca, nella fase iniziale e per un breve periodo, quello farmacologico.

Riferimenti bibliografici

  • Butler, G. & Booth, R.G. (1991). Developing psychological treatments for generalized
    anxiety disorder. In Rapee R.M., Balow, D.H. (Eds), Chronic Anxiety, Generalized
    Anxiety Disorders and Mixed Anxiety-Depression. New York: Guilford.
  • Durham, R.C. & Allan, T. (1993). Psychological treatment of generalized anxiety
    disorder. A review of the clinical significance of results in outcome studies since
    1980. British Journal of Psychiatry, 163, 19-26.
  • Gale, C. & Oakely-Browne, M. (2000). Extract from “Clinical Evidence”: anxiety
    disorder. British Medical Journal, 321, 1204-7.

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