Leonardo Bellisario - miodottore.it

 

E’ subito bene chiarire che chi soffre di Fobia Sociale non è soltanto una persona timida; chi soffre di uno tra i disturbi d’ansia più diffusi, soprattutto tra le donne, sperimenta uno stato di paura angosciante al solo pensiero di potersi esporre a particolari situazioni interpersonali o a situazioni nelle quali siano richieste prestazioni in pubblico. La differenza con la timidezza sta nel fatto che le persone timide risultano essere sì riservate, ma in grado, quando serve, di impegnarsi nelle interazioni interpersonali con livelli di performance anche superiori alla media.

Chi soffre di fobia sociale, invece, è costantemente preoccupato di provare imbarazzo davanti agli altri e di essere considerato meno intelligente della media delle persone. Sperimenta questo disturbo, ad esempio, chi teme di parlare in pubblico, chi debba sostenere un colloquio di lavoro o di esame, debba partecipare ad eventi sociali, anche informali, o debba mangiare, bere o scrivere davanti agli altri.  Gli ultimi esempi si prestano particolarmente bene alla descrizione di cosa prova chi soffre di questo disagio: alle persone con fobia sociale capita spesso di tremare quando, davanti ad altre persone, devono sollevare il bicchiere per bere; la stessa cosa accade quando, sempre in presenza di altre persone, devono apporre la propria firma su un documento. La preoccupazione di essere esposti al giudizio degli altri (“ecco adesso vedono che sto tremando, chissà cosa penseranno”)  conduce ad un circolo vizioso che porta ad ansia maggiore e, di conseguenza, ad un peggioramento dei sintomi (ad esempio si finisce con il tremare di più, oppure si diventa ancora più rossi in volto ecc.).

Le persone con fobia sociale partecipano raramente ad eventi interpersonali e, se non possono sottrarvisi, vivono il momento con estrema sofferenza; l’ansia anticipatoria si manifesta anche diversi giorni prima di un evento che non si può evitare: preoccupazione, apprensione, ansia, possono realmente portare ad una prestazione sociale scadente che finisce per convincere la persona di non essere in grado di gestire le interazioni con altre persone e di avere qualcosa che non va.

GLI EFFETTI SULLA VITA QUOTIDIANA

Gli effetti del comportamento fobico sociale sono stati oggetto di numerosi studi scientifici; da alcuni di essi è emerso che le persone con questo disturbo finiscono con il riportare ripercussioni sulla propria carriera scolastica e lavorativa  (Liebowitz, Gorman, Fyer, Campeas e coll., 1985; Turner, Beidel, Dancu e Keys, 1986; Turner, Beidel, Borden e coll., 1991); non sono rari, in effetti, i casi di persone che pur manifestando intelligenza superiore alla media, abbiano rinunciato ad avanzamenti di carriera o a responsabilità maggiori a causa del disturbo. Altre indagini riportano una riduzione di produttività delle persone che soffrono di questo disturbo (Van Amerigen, Mancini e Streiner, 1994), mentre gli studi che si sono concentrati sulla relazione tre la fobia sociale ed abitudini di vita tese a ridurne gli effetti, hanno riscontrato, tra le persone con una condizione fobica gravemente invalidante, un’alta correlazione tra il disturbo e l’utilizzo di psicofarmaci o alcol (Bowen, Cypywnyk, D’Arcy e Keegan, 1984; Chambless, Cherney, Caputo, Rheinstein, 1987; Stravynsky, Lamontagne e Lavallee, 1986)

Tra le conseguenze maggiori del disturbo rimane, comunque, quello della percezione di una vita vissuta a metà, sempre in bilico tra quello che si sente di poter fare e quello che la fobia sociale permette di fare.

Le persone che si rivolgono ad uno specialista per questo disturbo, lo fanno proprio perchè si rendono conto dell’assurdità delle loro limitazioni. Quali che siano le cause della sua insorgenza (fattori psicologici di condizionamento e apprendimento, fattori genetici e biologici o fattori predisposizionali e di mantenimento), la fobia sociale più di altri rappresenta un problema in grado di limitare l’esistenza delle persone.

Per i motivi di cui sopra, il trattamento del disturbo prevede il potenziamento delle abilità sociali o, se necessario, il decondizionamento dall’ansia per la libera espressione delle abilità sociali già presenti.

Studi sulla valutazione dell’efficacia del trattamento cognitivo comportamentale hanno riscontrato, per la fobia sociale,  un miglior rapporto costi/benefici per la terapia psicologica rispetto a quella farmacologica (Gould et al., 1997).

In conclusione, sebbene si manifesti in contesti interpersonali, la fobia sociale è un disturbo d’ansia ed in quanto tale sempre attivo, anche quando si è soli; la sofferenza non si consuma solo in presenza di altre persone, ma molto prima, quando anticipa un fallimento che deriva dalla valutazione che si ha di se stessi; si scopre spesso che le persone con fobia sociale si percepiscono come scarsamente valide, passive o poco assertive, sempre inclini a considerarsi meno importanti degli altri, quelli del cui giudizio si ha timore. Per questo motivo chi soffre di questo disturbo ha la necessità, prima di tutto, di riscoprire letteralmente il proprio valore, la propria individualità in un rapporto con gli altri che deve ritrovare un adeguato equilibrio.

 

Riferimenti bibliografici 

Bowen, R., Cypywnyk, D., D’Arcy, C., Keegan, D., (1984): “Alcoholism, anxiety disorders, and agoraphobia.” Alcoholism: Clinical and Experimental Research, 8, 8 – 50

Chambless, D.L., Cherney, J.,  Caputo, G.C., Rheinstein, B.J.G., (1987): “Anxiety disorders and alcoholism: a study with inpatient alcoholics”. Journal of Anxiety Disorders, 1, 9 -40

Gould, R.A., Buckminster, S., Pollack, M.H., Otto, M.W., Liang, Y., (1997): “Cognitive behavioral and pharmacological treatment for social phobia: a meta analysis”. Clinical Psychology: Science and Practice, 4, 291 – 306

Liebowitz, M.R., Gorman, J., Fyer, A.J., Campeas, R., Levin, A., Davies, S., Klein, D.F., (1985): “Psychopharmacological treatment of social phobia”. Psychopharmacology Bulletin, 21, 610 – 614

Turner, S.M., Beidel, D.C.,  Borden, J.W., Stanley, M.R., Jacob, R.G., (1991): “Social phobia: Axis I and Axis II correlates”. Journal of Abnormal Psychology, 100, 102 – 106

Turner, S.M., Beidel, D.C., Dancu, C.V., Keys, D.J., (1986): “Psychopatology of social phobia and comparison to avoidant personality disorders” Journal of Abnormal Psychology, 95, 389 – 394

Stravynsky, A., Lamontagne, Y.,  Lavallee, Y.J., (1986): “Clinical phobias and avoidant personality disorder among alcoholics admitted to an alcoholism rehabilitation setting”. Canadian Journalism of Psychiatry, 31, 714 – 719

Van Amerigen, M., Mancini, C.,  Streiner, D. L. (1994): “Social disabilityin anxiety disorders” Neuropsychopharmacology, 10, 615

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