Leonardo Bellisario - miodottore.it

 

Le persone con agorafobia lamentano attacchi di ansia fortissima quando si trovano in luoghi dai quali potrebbe essere difficile allontanarsi in caso di attacco di panico.

Per esempio, qualora si verificassero i sintomi di un attacco di panico mentre l’interessato si trova in treno, potrebbe essere difficile scendere prima della fermata successiva; in un cinema, potrebbe essere difficoltoso (o almeno imbarazzante) alzarsi in tutta fretta per uscire; lo stesso potrebbe accadere durante una cerimonia religiosa, o durante un pranzo nuziale, o in automobile percorrendo l’autostrada e sentirsi “in trappola” perchè impossibilitati ad uscire prima del casello successivo e recarsi in ospedale.

Il timore di sentirsi male in situazioni di affollamento (centri commerciali, mercati o ristoranti) o in luoghi chiusi (cinema e teatri,  mezzi pubblici o sulla propria automobile quando si guida da soli) limita notevolmente la propria autonomia, perchè essa viene “adattata” al disturbo: la persona che ne soffre finisce per evitare tutte le situazioni che diano sensazione di insicurezza ed il funzionamento quotidiano diventa strettamente dipendente dalla separazione netta tra luoghi in cui non c’è pericolo (in genere la propria abitazione o i luoghi ad essa vicini) e “zone pericolose”; a questo punto allontanarsi dalla propria abitazione, o guidare da soli, o muoversi in un luogo poco familiare, magari senza la compagnia di una persona di fiducia, risulta impossibile.

Come accennato, il disturbo insorge solitamente dopo aver avuto un attacco di panico cosi spaventoso da lasciare la paura anticipatoria che ne possa accadere un altro con conseguenze ancora peggiori; ma non sempre. L’agorafobia può colpire anche quando una persona si trova in un momento molto particolare della propria vita: un periodo difficile e stressante, eventuali difficoltà relazionali e/o coniugali, conflitti familiari ecc. individuano il contesto adatto all’insorgenza del disturbo. Questa condizione, nota come “agorafobia complessa”, necessita di precondizioni di insicurezza e mancanza di autonomia per esprimersi: in pratica chi ne soffre, si è sempre percepito come una persona poco autonoma e dipendente da figure di accudimento: la famiglia, il coniuge, gli amici più fidati, e quando il mondo di affetti viene messo in crisi per le difficoltà di cui sopra, l’ansia e le apprensioni possono alimentare la condizione di agorafobia.

In tutti i casi le condotte di evitamento che conseguono al primo attacco di panico, o i comportamenti protettivi conseguenti alla paura di rimanere soli, costituiscono le componenti centrali dell’intero disturbo; anzi, si può affermare che l’evitamento di tutte le situazioni che il soggetto percepisce come pericolose, ed i comportamenti protettivi (ad es. farsi accompagnare da qualcuno “qualificato” ad intervenire in caso di bisogno) attuati per tentare di gestire l’ansia, rappresentano elementi centrali di mantenimento del disturbo ed i principali responsabili del progressivo isolamento del paziente.

Il trattamento terapeutico di questo particolarissimo disturbo mira in primo luogo a far prendere coscienza al paziente di quanto l’evitamento ed i comportamenti protettivi siano dannosi, perchè in grado di mantenere il problema anche se possono fornire un momentaneo sollievo dall’ansia, ed in secondo luogo alla sostituzione di quelle strategie disfunzionali con strategie cognitivo comportamentali in grado di aiutare il paziente ad affrontare in maniera più efficace le proprie paure.

 

Approfondimenti

  • American Psychiatric Association (2013) DSM – 5 Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders
  • Arnow B.A., Barr Taylor C., Agras W.S., Telch M.J. (1985):” Enhancing Agoraphobia treatment outcome by changing couple communication patterns”, Behavior Therapy, 16, 452 -467
  • Arrindell W.A., Emmelcamp P.M.G., Sanderman S., (1986): “Marital quality and general life adjustment in relation to treatment outcome in agorafobia” Journal of Behavior therapy and experimental psychiatry, 139 – 185
  • Barlow D.H. (2002): “Anxiety and its disorders: the nature and treatment of anxiety and panic “(2nd edition), Guilford, New York
  • Chambless D.L. (1990): “Spacing of exposure sessions in treatment of agoraphobia and simple phobia” Behavior therapy, 21, 217 – 229

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